Archeologia e fascismo. Il caso dei templi preistorici a Malta
Dal 1924 al 1936, anno della sua morte, l’archeologo italiano Luigi Maria Ugolini 1895 1936 visitò l’arcipelago maltese per studiare i templi preistorici e le altre vestigia archeologiche presenti in queste isole poste a poche decine di km dalla costa it aliana. Oltre che dai suoi personali interessi scientifici, Ugolini era spinto da un chiaro intento politico: provare l’italianità di Malta sulla base delle evidenze archeologiche.
Le sue missioni furono finanziate segretamente dal Regime Fascista e sosten ute dal Partito Nazionalista maltese filo italiano. Il lavoro svolto da Ugolini sul campo fu enorme: vennero rilevati e documentati fotograficamente con grande cura tutti i templi preistorici e molti altri siti di possibile interesse archeologico, mentre a l Museo archeologico nazionale di La Valletta egli studiò e descrisse l’abbondante materiale ceramico rinvenuto negli scavi del complesso templare di Tarxien da Themistocle Zammit agli inizi del Novecento. Egli si riprometteva di gettare luce sull’origine dell’architettura megalitica maltese e sulla preistoria di Malta, che a suo parere era stata il luogo posto al centro del Mediterraneo dal quale si sarebbe diffusa la civiltà neolitica in tutta Europa: ex medio lux In questo modo Ugolini voleva anche repl icare a chi propugnava la discesa degli Ariani indoeuropei dalla Germania, tesi allora alimentata dalla nascente ideologia nazista alla quale contrapponeva il suo Mediterr a neismo.
Il lavoro di Ugolini rimase in buona parte inedito a causa della sua morte p rematura ed egli è noto agli studiosi principalmente per le ricerche condotte in Albania nel sito di Butrinto, l’antica Buthrotum toccata da Enea nel suo viaggio che da Troia lo portò infine sulle coste del Lazio secondo la versione virgiliana. Gli scavi da lui condotti in Albania furono coronati da notevoli successi, che la propaganda di regime recl a mizzò in tutta Europa alimentando il mitodella Romanità.
La riscoperta dell’archivio maltese di Luigi Ugolini, conservato presso i l Museo “Luigi Pigorini” di Roma, ha consentito di indagare un tema ancora poco approfondito dagli studiosi: l’utilizzo a fini politici della Preistoria. La documentazione mette in luce gli stretti legami allora esistenti tra il mondo accademico e il Partito Fascista, nonch é l’ideol ogia nazionalista che spesso ispirò le posizioni degli studiosi italiani a cavallo tra XIX e XX secolo anche nel campo della preistoria in un momento in cui in tutta Europa le aspirazioni territoriali venivano di frequente giustificate ricorrendo all’arch eologia, all’antropologia fisica e alla linguistica.