“Giuseppe Verdi: diario di una nazione"
Giuseppe Verdi nacque da una famiglia modesta il 10 ottobre 1813 alle Roncole, una frazione di Busseto. Il suo atto di nascita fu registrato in francese, Joseph Fortunin François, poiché il ducato di Parma e Piacenza era allora annesso al Dipartimento del Taro. Morì ricchissimo, nell’albergo più lussuoso di Milano, il 27 gennaio 1901, quando da tempo esistevano il cinema e l’automobile. La sua vita aveva accompagnato tutte le fasi della storia d’Italia, da Napoleone a Vittorio Emanuele III, attraversando la Restaurazione, il Risorgimento, l’Unità e l’età umbertina. Rappresentò la prima delle sue ventisette opere nel 1839, l’ultima nel 1893, passando gradualmente da un melodramma di pezzi chiusi, che mescolava gli ultimi residui del belcanto e la ricerca di un effetto immediato, limitando spesso l’orchestra a un ruolo di accompagnamento, a un dramma musicale moderno, articolato liberamente e sostenuto da una componente sinfonica elaborata e raffinata. Rileggerlo a 125 anni dalla morte significa ripercorrere la storia stessa del nostro paese e di tutto il teatro musicale dell’Ottocento europeo.