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L’occupazione femminile in un mondo del lavoro in movimento: ostacoli, rischi, opportunità

I dati del Global Gender Gap Index del World Economic Forum (che annualmente misura il divario di genere esaminando un complesso di indicatori relativi a partecipazione politica, occupazione ed opportunità economiche, istruzione, salute) ci hanno da poco ricordato quanto ci sia ancora da fare in tema di pari opportunità economiche e lavorative per le donne nel nostro Paese: infatti, nel 2024, su 146 Paesi considerati, il nostro si collocava all’87° posto, con un ulteriore e deciso arretramento (nel 2023 eravamo al 79° posto). In questa disfatta, il dato più clamoroso chiama in causa proprio l’indicatore relativo al tema delle opportunità economiche e del lavoro femminile, con riguardo al quale nella classifica mondiale sprofondiamo al 111° posto (nel 2023 eravamo al 104°), ultimi in classifica se restringiamo il confronto ai 27 Paesi dell’Unione europea.

Certamente il nostro contesto regionale evidenzia una situazione migliore: l’occupazione femminile in Friuli Venezia Giulia si attesta ormai al 64,5%, superando di circa dieci punti il dato nazionale; peraltro, si registrano anche qui diverse criticità: un persistente divario con l’occupazione maschile, così come un significativo gender pay gap, che è la risultante di un insieme complesso di fattori: tra questi,  la maggiore incidenza sulla componente femminile del lavoro ad orario ridotto (in Italia, tra i part-timers, le donne sono più di 9 su 10), così come  di forme di lavoro instabile e precario; il fenomeno della segregazione occupazionale, verticale ed orizzontale, per cui le lavoratrici si concentrano  maggiormente nelle posizioni di carriera più basse ed in alcuni settori dove le retribuzioni sono meno elevate; la distribuzione ancora squilibrata del lavoro di cura in ambito familiare, che ostacola di fatto l’accesso di molte donne al lavoro esterno alla famiglia. Le ragioni di tali persistenti divari e i possibili strumenti correttivi saranno oggetto della conferenza.

ROBERTA NUNIN

Roberta Nunin è professoressa ordinaria di Diritto del lavoro presso l’Università di Trieste, ove è anche componente del Nucleo di valutazione dell’Ateneo.  Dal 1999 è socia dell’Associazione italiana di diritto del lavoro e della sicurezza sociale. È membro del Comitato scientifico della Rivista Giuridica del lavoro e della Previdenza Sociale, dei Comitati dei revisori delle riviste Il lavoro nella giurisprudenza e Variazioni su temi di diritto del lavoro ed è inclusa tra i Referenti scientifici della rivista Lavoro e Diritto. È autrice di circa trecento pubblicazioni tra monografie, articoli su riviste italiane e straniere (con diversi scritti in inglese e spagnolo), contributi a trattati scientifici e ad altre opere collettive e note a sentenze.

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ROBERTA NUNIN

Tra i diversi filoni di ricerca, si segnalano gli scritti in materia di dimensione sociale del mercato unico europeo e sviluppo delle relazioni sindacali sovranazionali a livello eurounitario, tutela dei genitori lavoratori e conciliazione tra vita professionale e familiare, diritto antidiscriminatorio, tutela della salute e sicurezza sul lavoro (anche in relazione ai rischi psicosociali e alla sicurezza in ottica di genere), lavoro atipico. Nel corso degli anni ha presentato numerose relazioni a convegni in Italia e all’estero ed è stata invitata a tenere lezioni e seminari da diversi Atenei italiani e stranieri. Dal maggio 2016 ha anche rivestito, per un quadriennio, l’incarico istituzionale di Consigliera di parità della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, dal 2018 è componente della Consulta giuridica nazionale della CGIL e dall’estate 2023 è Presidente della Commissione pari opportunità del Comune di Udine. Per molti anni ha esercitato anche la professione forense ed attualmente è iscritta alla sezione speciale (dei professori universitari avvocati che hanno optato per il tempo pieno all’Università) dell’Albo degli Avvocati di Udine.