titolo conferenza:

Paesaggi di vita: ricerca e metodo autobiografico

L’incontro si terrà come d’abitudine presso la Fondazione Friuli, Palazzo Antonin i Stringher Via Gemona 1 e sarà visibile in diretta via Zoom solo per i soci e le socie.

Tutto l’Ottocento è ricco di opere a stampa che si rivolgono alla sfera privata. Infatti, rispetto al passato, troviamo molte biografie e storie di vita che riguardano sia persone sia ambienti diversi. Ma è nel Novecento che le biografie e le storie di vita vengono poste all’attenzione degli studi antropologici e sociologici. Tali storie di vita sono espressione della cultura di massa e della storia degli individui, individui che raccontano e riflettono sul loro vissuto e sulle loro trasformazioni nel tempo. La Grande guerra è stata un forte deterrente per la produzione di scritture, di diari, di testimonianze, di lettere a casa. Già verso il 1920, alcuni antropologi americani mettevano in scena autobiografie di nativi americani e di contadini messicani, così come alcuni sociologi americani ponevano particolare attenzione alle migrazioni di contadini polacchi verso gli Stati Uniti. Ma le storie di vita non vengono gradite dagli studi accademici e fanno fatica ad entrarvi perché portano con sé una soggettività ‘perturbante’. In Italia gli storici sono perlopiù ostili all’uso delle fonti orali, alle testimo-nianze registrate dalla voce della gente comune e alle scritture ‘popolari’. Solo una piccola parte di antropologi hanno interesse e credono nell’uso delle fonti popolari. Ma due importanti studiosi le ‘autorizzano’: si tratta del linguista Tullio De Mauro e del sociologo Franco Ferrarotti, oltre che di alcuni grandi outsider come Nuto Revelli e Danilo Montaldi. A partire dagli anni ‘50 del Novecento, in una struttura pubblica come l’ex Disco-teca di Stato (ora ICBSA), entrano, oltre ai discorsi ufficiali delle persone importanti, anche le ricerche sulla cultura popolare, sulla fiabistica, sul canto popolare. Negli anni ‘70 un filone degli studi antropologici italiani analizza e pubblica fonti autobiografiche ritenendole fonti e strumenti di conoscenza nuovi. Verso gli anni ‘90 la storiografia si apre alla ‘storia orale’ con un movimento internazionale di studi e di public history, movi-menti però poco accettati nelle università italiane. Nel 1984 la nascita dell’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano e poco dopo della Libera Università dell’Autobiografia (LUA) ad Anghiari favoriscono un’area in-terdisciplinare di ricerche e di raccolte di fonti (Tutino, Demetrio, Clemente). Si apre, anche se faticosamente, una nuova storia dove vengono in evidenza gll individui e i loro vissuti. L’antropologia americana rimane sempre un punto di riferimento con la pubblicazione di storie di vita come Nisa (in Nambia) e Rigoberta Menchiu (in Salvador). Si aprono grandi dibattiti sul valore delle storie individuali in dialogo con gli studi europei. Dopo tanti anni lo spazio riservato alle storie di vita è ancora minoritario nella ricerca italiana. Il metodo dell’ascolto è limitato a pochi centri e archivi orali, il mondo della letteratura corrente riconosce le istituzioni come Pieve, ma raramente riesce a valorizzarne i testi anche perché la scrittura popolare va saputa trattare ed editare, per metterne in evidenza la peculiarità. Va sottolineato il ruolo delle donne nella narrazione della vita, e messi in evidenza i tratti soggettivi ed emozionali della dimensione narrativa. Leggere la storia e la società con prospettive diverse da quelle correnti sembra non avere la forza di trasformare gli studi anche se chi li pratica ne coglie la potenza di cambiamento e di democrazia dal basso.

Pietro Clemente

Pietro Clemente Professore di Antropologia Culturale presso l’Università di Fi-renze in pensione, già docente nelle Università di Siena e di Roma, è Presidente onorario della Società Italiana per la Museografia e i Beni Demo-Etno-Antropolo-gici (SIMBDEA); è membro della giuria del Premio Silvia dell’Orso, membro della redazione della rivista Lares e della rivista Antropologia Museale, è autore di saggi su tematiche della cultura popolare, dei musei, della storia dell’antropolo-gia. Ha ricevuto il Premio Cocchiara per gli studi demo-etno-antropologici per il 2018, e il Premio Nigra alla carriera nel 2022, nonché il Premio Libera Università dell’Autobiografia (LUA) per gli studi autobiografici.

Per saperne di più >>

Pietro Clemente

Tra gli scritti recenti: Pietro Clemente, Le parole degli altri. Gli antropologi e le storie della vita, Pisa, Pacini, 2013; Pietro Clemente, I Musei della DEA, Bologna, Patron, 2023. È attualmente presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea ISRSEC “Vittorio Meoni”.